Washington

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Washington

Aprile–Maggio 2026

E’ la mia prima volta a Washington e anche la prima volta nelle Virgin Islands (tappa successiva, di cui parlo in un altro articolo) quindi sono “carica a mille”, come sempre mi capita quando parto per scoprire nuove mete.

Il volo diretto per Washington non esiste da Milano, così con Air France facciamo scalo a Parigi. Da qui voleremo alla meta finale. Non mi dispiace fermarmi a Parigi, perché l’arrivo al Charles De Gaulle è sempre uno spettacolo, praticamente si sorvola la città, con la Tour Eiffel lì, a due passi.

All’arrivo a Washington Dulles, dopo essere sbarcati dall’aereo, veniamo accolti all’interno dei “Mobile lounges”, dei buffi autobus sopraelevati (disegnati dall’architetto Eero Saarinen nel 1960) che ci portano al terminal senza dover camminare e qui ci attende una coda “importante” per il controllo passaporti. Scopro con disappunto che non posso fare l’MPC (una applicazione ufficiale del governo statunitense che consente di velocizzare l'ingresso negli USA aggirando le lunghe code standard) perché è permessa solo a chi è in possesso dell’ESTA e io invece ho un visto B1/B2 (quello fatto al Consolato che dura 10 anni) e quindi niente da fare, aspetterò il mio turno con pazienza, tanta pazienza… E io che credevo di essere avvantaggiata perché avevo un visto a lunga scadenza!...

Il primo approccio a Washington è un giro in macchina per vedere i monumenti più importanti, capirne la collocazione e farci un’idea della città, che mi pare veramente verde e bellissima. Ogni strada ha piante e fiori in quantità. Al momento sono le azalee che colorano i giardini ma, attorno al Tidal Basin, ci sono tremila ciliegi donati dal Giappone nel 1912 e l’anello di 3Km è un susseguirsi continuo di fiori bianchi e rosa, solo che la fioritura è tra meta e fine marzo, e io sono arrivata qui a fine aprile…

Tidal Basin, ma senza fioritura dei ciliegi
Tidal Basin, ma senza fioritura dei ciliegi
Per le strade di Washington
Per le strade di Washington

Ci dirigiamo verso l’Arlington Cemetery, siamo in Virginia, ma a due passi dalla capitale, basta attraversare l’Arlington memorial Bridge per passare da D.C. (Distretto di Columbia) alla collina di Arlington. Questo cimitero è stato fondato sul principio che tutti i soldati sepolti sono uguali perché tutti hanno servito il proprio paese con onore. Nacque quando gli altri cimiteri di Washington non potevano più accogliere le migliaia di caduti durante la guerra di secessione. Inizialmente era destinato ai combattenti le cui famiglie non potevano permettersi di reclamare la salma, ma quando alcuni importanti ufficiali dell’Unione decisero di essere sepolti lì, divenne molto ambito. Credo che tutti, almeno una volta, lo abbiamo visto nei film americani, ma essere lì, in mezzo a tutte quelle stele bianche, tra prati verdi tenuti perfettamente e piante secolari che fanno ombra alle tombe, mette in una condizione di silenzio interiore, ci si guarda attorno, si pensa a quanti ragazzi sono sepolti lì (sono 350.000 soldati), alle guerre che ci sono state, si parla sottovoce

Arlington cemetery
Arlington Cemetery
Arlington Cemetery

Saliamo alla tomba di John Fizgerald Kennedy, una semplice lastra di marmo nero, posata a terra. Qui, vediamo la fiamma eterna, accesa da Jacqueline Kennedy durante il suo funerale, il 25 novembre 1963, tre giorni dopo il suo assassinio a Dallas.

Fiamma eterna sulla tomba di John Fitzgerald Kennedy. Accanto, la moglie Jaqueline Kennedy Onassis
Fiamma eterna sulla tomba di John Fitzgerald Kennedy. Accanto, la moglie Jaqueline Kennedy Onassis
Tomba di Robert Kennedy
Tomba di Robert Kennedy

Raggiungiamo quindi la Tomba del milite ignoto Tomb of the Unknown Soldier. E’ situata in cima a una scalinata che si affaccia sulla città e ogni mezz’ora si svolge la Cerimonia del cambio della guardia, in un silenzio assoluto, interrotto solo dai passi e dalle voci dei soldati

Cambio della guardia

All’uscita da Arlington è praticamente ora di pranzo e ci dirigiamo verso Old Town Alexandria, uno storico quartiere sul fiume Potomac, poco distante da Washington D.C., noto per la sua architettura del XVIII secolo fatta di case basse, con giardini e porte d’ingresso colorate che hanno quasi tutte una ghirlanda di fiori appesa.

Una mattina viene dedicata a visitare la Phillips Collection (fondata dal collezionista d’arte Duncan Phillips in quella che fu la sua casa) che ospita una mostra di Mirò. In realtà poi scopro che non si tratta solo di Mirò, ma di moltissime opere di artisti moderni, veramente splendide, come splendida è la casa, che ha una sala della musica spettacolare.

Tra le opere di artisti famosi come Van Gogh, Matisse, Miro, Hopper, Kandinsky, c’è stata una scoperta, Jacob Lawrence con la sua Migration Series, tutti pannelli piccoli che raccontano i diversi momenti delle migrazioni degli Afro-Americani dal Sud rurale al Nord industriale alla ricerca di una vita migliore. Qui di seguito tre dei 30 pannelli che sono esposti. La collezione intera sarebbe di 60, ma la Phillips Collection possiede tutti quelli con numero dispari mentre il MoMA quelli con numero pari.

Miro - Mural Painting
Miro - Mural Painting
Miro autoritratto
Miro autoritratto
Janice Biala – Spring Rue de Seine
Janice Biala – Spring Rue de Seine
Van Gogh  - “The road menders “o “I grandi platani”
Van Gogh - “The road menders “o “I grandi platani”
Raoul Dufy – Hotel Sube
Raoul Dufy – Hotel Sube
Sala della musica
Sala della musica

All’uscita dalla Phillips Collection facciamo un giro al Farmer Market, un mercato riservato ai produttori più grandi della città con un sacco di bancarelle di cibi pronti oltre a frutta e verdura. Trovo anche una bancarella che offre pasta artigianale che ha praticamente venduto tutto, evidentemente è molto buona!

Farmer Market
Farmer Market

Non potevamo mancare una passeggiata a Georgetown, uno dei quartieri storici più affascinanti di Washington D.C. è un'area suggestiva caratterizzata da edifici in stile federale (un’architettura classicheggiante apparsa tra il 1780 o il 1830), strade lastricate e negozi di moda e design. Il posto giusto per fare acquisti!!

Casa a Georgetown
Casa a Georgetown
Casa a Georgetown
Casa a Georgetown

Una mattina, fresca ma col sole, la dedichiamo a visitare i monumenti che caratterizzano Washington, così ci facciamo portare sul National Mall, il viale monumentale che si estende dal Campidoglio al Lincoln Memorial per 3 Km.

Partiamo dall’Obelisco (eretto per commemorare George Washington, primo presidente degli Stati Uniti) che si trova proprio nel centro della capitale e con i suoi 169 m, è ben visibile. Mi accorgo che Il monumento ha pietre di due colori diversi e mi spiegano che la costruzione venne interrotta nel 1854 a causa di mancanza di fondi e in seguito alla guerra civile americana così, quando riprese (nel 1879), le cave da cui venne preso il marmo erano diverse dalle precedenti e quindi l’erosione del tempo e gli agenti atmosferici hanno portato alla differenza di colore che si vede attualmente. Si potrebbe salire, se solo mi fossi mossa per tempo! I biglietti pare vadano acquistati con 90 giorni di anticipo, oppure si può tentare la sorte alle 8.30 del mattino e vedere se sono rimasti biglietti disponibili…

Lungo il percorso per raggiungere il Lincoln Memorial, passiamo dal National World War II memorial che celebra 16 milioni di americani che servirono il paese. E’ costituito da 56 pilastri che rappresentano i 50 stati americani, il Distretto di Columbia, Guam, le Samoa americane, le Isole Vergini americane più le Filippine e Porto Rico che erano sotto la giurisdizione degli Stati Uniti durante la II Guerra Mondiale e hanno contribuito allo sforzo bellico. I due archi rappresentano il Pacifico e l’Atlantico, ovvero i due teatri principali di guerra e, nel mezzo della piazza, una grande fontana

National World War II Memorial

L’obelisco dovrebbe specchiarsi nella Reflecting Pool ma, al momento, tutto è transennato perché Trump ha deciso che doveva renderla “bella” e rimuovere le alghe (in effetti questa vasca ha avuto sempre problemi dovuti al proliferare di alghe e al sistema di ricircolo dell’acqua utilizzata), così il suo fondo doveva essere rifatto in un colore da lui definito "blu bandiera americana" (American Flag blue). Al momento vediamo operai al lavoro e un colore tra il blu e l’azzurro caraibi.

Lavori sulla Reflecting pool
Lavori sulla Reflecting pool

Il Lincoln Memorial è veramente enorme e la statua imponente. E’ stato costruito in onore di Abramo Lincoln, sedicesimo presidente degli Stati Uniti: ci sono 36 colonne, ognuna delle quali rappresenta uno degli Stati Uniti alla morte del presidente Lincoln.

Lincoln memorial
Lincoln memorial

Il Vietnam Veterans Memorial Wall, progettato da Maya Lin e costruito in granito nero, è un memoriale di guerra e onora i caduti nella guerra del Vietnam. E’ l’unico monumento che non si sviluppa in superficie ma, per accedere al Wall, si scende lungo un camminamento che affianca la parete di granito su cui sono scritti i nomi di 58.318 uomini e donne che persero la vita in Vietnam. Sul prato una scritta: “Never Forget: Freedom is not Free”.

La costruzione di questo memoriale ha suscitato numerose polemiche perché non piaceva che fosse al di sotto del livello stradale né che fosse stata impiegata pietra nera - il colore della vergogna del dolore e della degradazione - né il disegno minimal del monumento. La controversia è stata risolta attraverso un compromesso. Una tradizionale statua in bronzo di tre militari (la statua dei tre militari) e una bandiera americana sono state commissionate vicino all'ingresso del memoriale, il che ha placato i critici preservando il muro originale di Lin.

Ingresso a The Wall
Ingresso a The Wall
Nomi dei caduti in ordine cronologico di decesso
Nomi dei caduti in ordine cronologico di decesso

Il Korean War Veterans Memorial ricorda i caduti della guerra in Corea. Ci sono 19 statue che raffigurano ogni ramo delle forze armate USA. Quando queste 19 statue si riflettono sul muro di granito retrostante sembrano essere 38 soldati che rappresentano il 38° parallelo, linea di demarcazione tra la Corea del Nord e quella del Sud durante il conflitto. Tutto ha un significato…

Memoriale della Guerra in Corea
Memoriale della Guerra in Corea

E per finire il nostro giro (in effetti sono un po’ stanchina…), il Martin Luther King Memorial. Il sito è stato progettato come tributo all’eredità di King e servirà come monumento alla libertà e giustizia per cui si batteva, fu lui che guidò la famosa marcia su Washington nel 1963, dove ha poi tenuto il leggendario discorso “I Have a Dream” sui gradini del Lincoln Memorial. La statua è alta e imponente (9m), la sua figura sembra voler uscire dal blocco di granito. L’autore, Lei Yixin, desiderava far emergere King come segno di speranza, “Stone of Hope”, dalla montagna della disperazione esistente, “Mountain of Dispair

Out of the Mountain of despair a stone of hope
Out of the Mountain of despair a stone of hope
Martin Luther King Memorial
Martin Luther King Memorial

I musei di Washington sono veramente tantissimi, è difficile scegliere quale visitare, soprattutto se il tempo a disposizione è limitato. Ho deciso che dovevo farmi una cultura sulla storia degli Afro-Americani e su quella degli Indiani d’America.

Il National Museum of African America History and Culture fa parte del sistema Smithsonian. L’entrata è gratuita, ma comunque occorre avere un biglietto di ingresso. Già la sua architettura è interessante: è ricoperto da un intricato reticolo bronzeo che copre l’edificio e che testimonia la lavorazione del ferro portata avanti dagli schiavi afroamericani in Louisiana e Carolina del Sud

Esterno del National Museum of African America History an Culture
Esterno del National Museum of African America History an Culture

Nei piani interrati si racconta la Storia: il percorso dalla schiavitù e dalla tratta transatlantica fino alla segregazione (Jim Crow laws) e al movimento per i diritti civili.

Come viaggiavano gli schiavi nelle navi che li trasportavano
Come viaggiavano gli schiavi nelle navi che li trasportavano

Ai piani superiori invece si conosce l’apporto che gli afro americani hanno dato alla musica, allo sport all’arte e alla politica.

Cadillac di Chuck Berry
Cadillac di Chuck Berry
Personaggi sportivi
Personaggi sportivi

Scopro che durante la due guerre mondiali la segregazione continuava anche in campo bellico: gli afroamericani combattevano in unità separate e ad esempio le infermiere afroamericane potevano aiutare e toccare solo i soldati neri e i prigionieri tedeschi, non gli americani…

Il Nation Museum of American Indians è gratuito ed è, anche questo, parte dello Smithsonian. Qui si trova una delle collezioni più vaste al mondo di oggetti, fotografie, manufatti e media dei nativi americani. L’edificio è veramente suggestivo con la sua architettura curvilinea di materiale calcareo progettato per ricordare le formazioni rocciose modellate dal vento e dall’acqua .

Esterno del museo
Esterno del museo

Nel museo c’è tutta la storia degli indiani d’America raccontata attraverso oggetti, fotografie, manufatti e media. Vi è rappresentata la diversità delle loro culture (non tutti gli indiani erano uguali!) e le varie situazioni in cui la cultura tribale ha interagito con la cultura americana: i diversi momenti sono visti dagli occhi di un indiano e da quelli di un americano, un approccio molto istruttivo.

Ingresso
Ingresso
Lakota wapaha (copricapo del capo indiano della tribù Lakota)
Lakota wapaha (copricapo del capo indiano della tribù Lakota)

Questa selezione di abitini da bimbi mi piaceva da pazzi: dei capolavori!

Borsettine, quale preferite?
Borsettine, quale preferite?

Ovviamente non possiamo mancare il Campidoglio ( U.S.Capitol ) sede dei due rami del Congresso degli Stati Uniti, il Senato e la Camera dei Rappresentanti, ognuno ha una propria ala nell’edificio che visitiamo guidati da un giovane molto compito e informato. Mi fa un certo effetto essere nel centro del potere americano.

Cupola del Campidoglio
Cupola del Campidoglio
Verso l’ingresso al Campidoglio
Verso l’ingresso al Campidoglio

Il percorso attraverso i vari ambienti (alcuni monumentali, altri più piccoli) prosegue per diverso tempo. Si parte da The Crypt che è stata chiamata Cripta a causa della sua somiglianza con aree simili nelle chiese. Ci sono quaranta colonne in stile dorico che sostengono il pavimento soprastante (che furono installate nel 1820 dall'architetto Charles Bulfinch, che completò la costruzione del Campidoglio nel 1826). Sul pavimento, nel centro della sala, c’è la "pietra della bussola" di marmo bianco: è una stella che segna il centro dell’edificio ed è il punto in cui la città è divisa in quadranti (nord-est, nord-ovest, sud-est e sud-ovest) e segna il punto zero da cui si diramano la griglia e la numerazione delle strade della capitale.

Pietra della bussola
Pietra della bussola
The Capitol Crypt
The Capitol Crypt

Attraversiamo la Capitol Rotunda con una serie di quadri importanti che coprono le pareti, ma una scultura mi ha colpito è il Portrait Monument (o Monumento alle pioniere del suffragio), scolpito da Adelaide Johnson. Raffigura i busti in marmo di Carrara di tre figure chiave del movimento: Lucretia Mott, Elizabeth Cady Stanton e Susan B. Anthony. La parte superiore posteriore presenta una sezione grezza e non rifinita di marmo, voluta dall'artista per simboleggiare il lavoro ancora incompiuto per la piena uguaglianza delle donne.

Portrait Monument
Portrait Monument

Nella National Statuary Hall ci sono statue che rappresentano personaggi che hanno avuto importanza storica nello Stato in cui hanno vissuto, tutte sono state donate dai vari Stati.

Amelia Earhart è stata una aviatrice, scrittrice, attivista per i diritti delle donne. La sua ultima impresa fu molto ambiziosa, voleva fare il giro del mondo, ma scomparve durante una tratta del viaggio in un modo che ancora oggi è avvolto da mistero. (Nel link un articolo su questo argomento)

Daisy Lee Gatson Bates Ha guidato la sezione dell'Arkansas della NAACP (National Association for the Advancement of Colored People) dal 1952, lottando contro le leggi razziali nelle scuole. Nel 1957 protesse nove studenti afroamericani che per la prima volta entrarono nella scuola superiore di Central High a Little Rock, sfidando le minacce e le forze dell'ordine razziste. Insieme al marito Lucious, creò e diresse un settimanale afroamericano dedicato alla difesa dei diritti civili e alla denuncia delle ingiustizie razziali nello Stato.

Standing Bear (Orso in Piedi) capo supremo della tribù dei Ponca, è celebre nella storia degli Stati Uniti per aver vinto nel 1879 il processo storico in cui un giudice federale riconobbe per la prima volta che i nativi americani erano "persone" a tutti gli effetti di legge e dotati dei diritti di cittadinanza. La storia racconta che nel 1877 il governo deli Stati Uniti costrinse i Ponca a lasciare le loro terre di origine (tra Nebraska e Dakota) per trasferirsi in una riserva in Oklahoma dove fame e malattie decimarono la tribù. Due anni dopo, Standing Bear tornò in Nebraska per seppellire il figlio e fu arrestato per aver violato gli ordini federali di residenza. Il processo fu vinto da Orso in Piedi, che ottenne una sentenza storica che stabilì il diritto dei nativi alla libertà di movimento e di espressione legale.

Rosa Parks, nata in Alabama, è stata una fondamentale attivista afroamericana per i diritti civili. È nota per essersi rifiutata di cedere il proprio posto a un passeggero bianco su un autobus nel 1955, un atto che le costò l’arresto e la multa per condotta impropria. Ciò spinse la comunità nera a organizzare il boicottaggio dei bus a Montgomery, guidato da un giovane pastore: Martin Luther King. La protesta durò 381 giorni e portò i cittadini a camminare o usare passaggi condivisi pur di non salire sui mezzi pubblici e diede inizio alla lotta di massa contro la segregazione razziale negli Stati Uniti. Finalmente nel 1956 la Corte Suprema dichiarò incostituzionale la segregazione razziale sui mezzi pubblici.

Dopo la imponenza delle stanze precedentemente visitate, ci troviamo in due stanze direi quasi piccole al confronto! The Supreme Court Galley Clock e la Old Senate Chamber

The Supreme Court Galley Clock
The Supreme Court Galley Clock
Old Senate Chamber
Old Senate Chamber
Old Senate Chamber
Old Senate Chamber
Dalla terrazza di U.S. Capitol
Dalla terrazza di U.S. Capitol

Attraverso un collegamento interno, lunghissimo peraltro, raggiungiamo la Library of Congress (Biblioteca del Congresso). Sono sbalordita dai numeri: 173 milioni di materiali in 470 lingue diverse, 51 milioni di libri e testi stampati, oltre 4 milioni di registrazioni audio, 17.5 milioni di fotografie, più di 5 milioni di mappe, 8 milioni di testi musicali e 75 milioni di manoscritti: la biblioteca più grande del mondo. Attualmente è divisa in tre sedi, noi visitiamo il Thomas Jefferson Building, l’edificio principale.

Great Hall
Great Hall
Rosa dei venti circondata dai segni  dello zodiaco
Rosa dei venti circondata dai segni dello zodiaco
Sala di lettura
Sala di lettura

Avevo sperato di poter fare anche un tour della White House, ma al momento è tutto bloccato a causa dei lavori di ristrutturazione voluti da Trump per la Ball Room, peccato!

Unica foto possibile della Casa Bianca. Tutto transennato attorno, impossibile avvicinarsi
Unica foto possibile della Casa Bianca. Tutto transennato attorno, impossibile avvicinarsi

L’ultima sera del nostro soggiorno a Washington andiamo a cenare in un ristorante dul fiume Potomac: Fiola Mare a Georgetown, famoso per i piatti di pesce e i crudi di mare che non ci delude e io non mi faccio mancare qualche ostrica, ovviamente! Siamo in tanti e non riusciamo ad avere un tavolo all’aperto, ma la sala interna è perfetta e tranquilla.

Il lungo fiume è vivacissimo, ci sono barche e ragazzi che bevono al suono di musiche diverse che provengono dai vari natanti, sembra di essere a Ibiza!

Lungo fiume Potomac
Lungo fiume Potomac

Il nostro soggiorno a Washington finisce qui. So già che, quando tornerò, vorrò visitare il museo aerospaziale che questa volta ho dovuto saltare perché il tempo a disposizione è finito. La nostra tappa successiva sono le Virgin Island, dove ci aspetta una splendida barca a vela con cui faremo una crociera tra le isole. Buon Vento!!